Ottanta rose mezz’ora è un linguaggio in codice. Perchè quando tocchi il fondo e i tuoi sogni si appannano devi scegliere se guardare avanti o perderti. O fare entrambe le cose…

Sammy è una ballerina. Ma tutto nella sua vita è artificioso: il suo nome, il rapporto che ha con il fidanzato, il lavoro.

La sua vita riparte quando incontra il protagonista del libro, scrittore a metà fra il successo e la mediocrità, che la fa decidere di esser se stessa, forse non più felice, ma almeno più viva.

Il libro inizia proprio così: Sammi insegna danza a bimbe piccole in tutù bianco ma il mutuo dell’open space che ha comprato la soffoca, il ‘fidanzato’ e la ‘suocera’ la mantengono e lei non ha nulla.
I capelli racchiusi a coda di cavallo le procurano l’ammirazione di uno scrittore problematico a cui, nonostante tutto, si lega. Allora se ne va, cambia casa, inizia a lavorare contemporaneamente in tre posti diversi e si sposta in Vespa, il suo unico, scalcagnato, bene.

Ma un unico, piccolo, incidente la mette di fronte alla realtà: non ha più un soldo e sta perdendo il suo lavoro di maestra di danza. E allora cosa fare? Lo scrittore a malapena si mantiene da solo e gli altri lavori non bastano più.

La scelta sarà drastica, a suo modo fonte di salvezza e di distruzione in contemporanea. Sammi cambierà, lo scrittore farà emergere con prepotenza le ombre e i bisogni che da sempre lo accompagnano e il vortice di eventi che continuerà comunque a tenerli uniti sarà scandito ogni mezz’ora da ottanta…rose.

Il libro è bellissimo, vero, mai volgare. Tocca bassezze e bellezze dell’animo umano. Letto in un giorno, ve lo consiglio in modo assoluto.